L’autismo è una patologia?
Elogio dell’autistico

La considerazione, così diffusa nella società contemporanea, dell’autismo come malattia invita a qualche riflessione.

Non voglio, qui, parlare delle aberrazioni della psicologia o della medicina, o dei loro sforzi curativi: mi riferisco agli psicanalisti, con l’intento di offrire, a coloro che l’intendono, alcune note che possano aprire una prospettiva intellettuale all’attenzione della loro valutazione sull’autismo, che non sia in debito verso la medicina e, soprattutto, dell’autistico, che è obbligato a cure e riabilitazioni interminabili e indegne, senza la minima considerazione della realtà e della dignità dell’essere umano. Tutto è considerato nella dimensione della patologia e delle cure possibili secondo le raccomandazioni protocollari.

Se vogliamo capire qualcosa di ciò che viene chiamato “autismo” occorre riferirsi non all’apparenza, ma a ciò che questa parola vuole rappresentare.

La parola non è una cosa, per quanto nell’espressione di una patologia ci sia la pretesa che il suo nome sia definizione di una realtà unica, incontestabile, incurabile, irrecusabile.

In ogni caso, il mondo che gli uomini vedono non è mai quello che si presenta alla vista e agli altri sensi, ma è sempre il risultato di quello che scienziati o umanisti hanno raccontato, e fra loro anche alcuni autistici: ciò significa che quello che noi vediamo come “mondo” è quello determinato come tale da Galileo, Newton, Einstein e molti altri fra gli storici, i filosofi, i poeti e gli artisti.

Anche gli psicanalisti sono caduti nell’inganno di considerare l’autismo una “patologia”. Melanie Klein ha legato l’autismo alla schizofrenia secondo l’interpretazione classica di Bleuler, che parlava dell’autismo come sintomo del comportamento negli schizofrenici. Bruno Bettelheim, con la formulazione della categoria di “madre frigorifero”, aveva persuaso gli psicanalisti che questa patologia fosse imputabile ai genitori e in particolare alla madre. La soluzione adottata da Bettelheim fu quella di separare i bambini diagnosticati autistici dal contesto familiare che giocava un ruolo fondamentale nello sviluppo della patologia, tema caro allo psichiatra Leo Kanner, uno degli inventori della sintomatologia moderna insieme ad Hans Asperger. Jacques Lacan ha introdotto qualcosa di più interessante, per la nostra riflessione, nella sua elaborazione dello “stadio dello specchio”, ma rimane, anche lui, sul terreno delle psicosi.

In generale tutte le teorie sull’autismo si appoggiano a una dimensione diagnostica che rivela il suo carattere psichiatrico, che è quello in cui è nato il termine “autismo”, dandogli senza nessun dubbio la connotazione di malattia psichica.

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